IL GROP PER FREE TIBET
“semplicemente importante.”


“Una cultura plurisecolare distrutta, un ambiente naturale devastato, la popolazione autoctona ridotta ad una minoranza ghettizzata in casa propria, una sanguinaria e costante oppressione.
Sembrano considerazioni tratte da un qualunque libro di Storia, purtroppo si tratta di cronaca.
Non solo, si tratta di cronaca di cui nessun mass media fa riferimento, perché si tratta di verità troppo scomode.
Storicamente il Tibet è sempre stato un paese indipendente, con ben poca attinenza politica con la Cina, dato che si trattava di una teocrazia, incentrata sulla figura del Dalai Lama, che deteneva sia il potere spirituale che quello temporale.
Nonostante ciò, il 7 Ottobre 1950 l’esercito della Repubblica Popolare Cinese, allora guidata da Mao Zedong,  penetrò in Tibet, rivendicando il territorio quale provincia cinese e con il fermo intento di “liberare il Tibet”. Secondo Pechino infatti, il Tibet era soggiogato dalla dittatura dei monaci, che mantenevano volontariamente il Paese in uno stato di arretratezza sociale, politica ed economica.
Questo avvenimento sancì la fine dell’indipendenza tibetana e l’inizio del periodo più buio e tragico della millenaria storia del Tibet.
La persecuzione, la tortura e la discriminazione razziale divennero il minimo comune denominatore della vita dei tibetani, tanto che, dal 1950 ad oggi, si contano più di un milione di vittime.
La cultura e la religione sono state rase al suolo, con la distruzione del 99,98% dei monasteri, la lingua tibetana è messa al bando, milioni di cinesi hanno colonizzato l’Altopiano, tanto che oggi si contano circa 6 milioni di tibetani e 8 milioni di cinesi; cosicchè i tibetani costituiscono una minoranza in casa propria.
Inoltre si è dato il via allo sfruttamento selvaggio del territorio con il disboscamento indiscriminato e lo sfruttamento selvaggio delle risorse ambientali.
Il 17 Marzo 1959 il Dalai Lama fu costretto a riparare in esilio in India da dove iniziò la sua battaglia non violenta per la causa del proprio Paese.
Ancora oggi la Cina rimane sorda di fronte alle rivendicazioni del popolo tibetano, ma anzi continua ad additare il Dalai Lama come un fuorilegge.
Le prospettive sono, se possibile, ancora più fosche, poiché la Cina fa parte, dal 1971, del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e, soprattutto, perché i paesi occidentali non vogliono inimicarsi la Cina, ovvero il più appetibile mercato economico mondiale.
Quello che ci possiamo augurare è che i paesi occidentali, e l’Europa in particolare, che si autoproclamano portatori di alti valori civili, decidano di far rispettare i diritti umani salvaguardati dalla Carta delle Nazioni Unite ed il diritto all’autodeterminazione dei popoli, cercando di assumersi le proprie responsabilità e non tappandosi gli occhi.”

Uno straccetto arancione delle dimensioni di cm30xcm1 ( a seconda delle dimensioni del polso)
Piegarlo a metà
arrotolarlo molto stretto
Formare un nodo “IL GROP” al centro e stringere
ed indossarlo al braccio del cuore.
Dorino Bon
Dopo aver letto queste righe è quasi impossibile non riflettere a lungo e rimanere colpiti dal loro contenuto e significato. In pochi istanti si imprime nella nostra mente la consapevolezza di quanto siamo fortunati ad essere nati in questo angolo di Mondo. Ed è proprio questa consapevolezza di essere un uomo fortunato e libero che ha fatto muovere i miei pensieri verso la realizzazione di un’idea che accomuni la  Speciale Gente di Montagna in un piccolo gesto di solidarietà verso questo Popolo sfortunato. Un piccolo, semplice,ma importante segno di solidarietà che unisca il meraviglioso popolo della Montagna. La realizzazione di un semplice braccialetto di stoffa arancione con un nodo al centro, IL GROP, che ci aiuti a non dimenticare e ad essere vicini ad una meravigliosa Popolazione. Una piccola pietra che unita alle infinite altre pietre, contribuirà ad innalzare una meravigliosa ed incantevole Montagna di solidarietà
Un braccialetto semplice per colorare di arancione  i sentieri delle nostre Montagne stringendo al braccio del nostro cuore il pensiero verso un Popolo meno fortunato di noi.