
Il Silenzio e la Lentezza.
Lo Spirito delle vette secondo Bepi Mazzotti.
(articolo apparso sul Messaggero Veneto del 25 marzo 2008.)
Di Luciano Santin
“Rari sono gli uomini che sanno parlare delle Montagne:le montagne si innalzano all’orizzonte in un silenzio che si impone come un sigillo nel cielo, eppure le parole si inerpicano tra le montagne come sentieri; tra zolle di prato tra rughe di roccia tra pieghe di ghiaccio le parole tracciano una via seguendo la quale , a passo a passo, a misura della varia esperienza che si compone nel cammino, intrecciata in un racconto, raggiungono finalmente il silenzio.Può scaturire così dalla montagna e nella montagna un discorso che nasce dal silenzio e che sa di dover tendere e riscoprire un nuovo , più profondo silenzio”. “Sanno parlare delle montagne con parole che non offendono la presenza delle montagne soltanto quegli uomini che hanno vissuto “in silenzio” il silenzio delle montagne; che hanno lasciato perdere le parole nell’intuito del silenzio delle montagne; che hanno riscoperto le parole come una voce che nel suo stesso esprimersi , si ispira all’esco silente delle montagne.” “ Rari e sapienti sono gli uomini che hanno imparato che lo spirito montano pensa in silenzio. Credo che Giuseppe Mazzotti sia stato uno si tali “Rari” uomini. Così Luigi Zanzi in prefazione a Introduzione alla montagna, di Bepi Mazzotti, presentato in veste anastatica, assieme ad Alpinismo e non Alpinismo, per i tipi di Nuovi Sentieri. L’iniziativa editoriale , evidentemente un sequel delle manifestazioni per il centenario della nascita dell’alpinista e scrittore trevigiano, propone due classici della letteratura montana oltre sessanta anni dopo la prima edizione. Fu nel 1946, infatti, che i due volumi vennero pubblicati dalla Canova di Treviso,nella collana Biblioteca alpina diretta dallo stesso Mazzotti. Per quanti non avessero avuto modo di leggerli , e conoscessero soltanto altre opere, già recentemente ristampate, va detto che qui siamo in presenza di una sorta “di terzo registro” dell’autore, che si aggiunge al lirico ed epico biografismo di Montagnes Valdotaines, e alla corrosiva ironia de la Montagna presa in giro . Quelle di Alpinismo e non alpinismo e di Introduzione alla montagna sono infatti trattazioni “dotte” , di natura esplicativa e filosofica. Opere da “umanista “, come nota appunto Zanzi , in cui gli elementi di interesse e gli spunti di riflessione non appaiono datati . Risultano, al contrario, molto attuali-specie quelli del primo volume-, vista la piega presa oggi dall’alpinismo. Le parole sul silenzio per esempio “quasi una fluida sostanza che passa attraverso quei suoni come attraverso una rete, avvolgendo ogni cosa. Appena rotto ritorna, scende continuamente dalle cime a colmare i valloni: come l’acqua riempie ogni vuoto”.(La citazione è peraltro da Montagnes Valdotaines). E dire gli anni di Mazzotti erano ancora lontani dal fragore insensato che domina il nostro vivere, e nel quale un po’ di silenzio è davvero come acqua in una landa desertica. Quelle sul “torto d’aver fretta”, profetiche di una dimensione in cui la velocità sarebbe diventata apparentemente una condizione necessaria, se non un valore in se e per se. Quelle sulla necessità , “se la gente non sale ai monti , di far discendere i monti verso la gente”. (necessita di mercato aggiungeremmo), e sui rischi che l’alpinismo perda la sua caratteristica prima di “elevazione Spirituale e azione etica dentro un regno di ineffabile bellezza”, a favore dei primati ,dell’apparire,dei tornaconto. Si va, annota Mazzotti , verso la cancellazione della scomodità(tra gli elementi cardine della soddisfazione), con il ricorso a rifugi sempre meno spartani e a impianti di risalita (“Oh, la bella giostra piantata in mezzo ai ghiacci”), da un lato, verso il prevalere dell’aspetto sportivo dall’altro. Non contano la montagna , il godimento provato, ma il grado: “Cos’avete fatto?”, “Oh, un quarto scarso”. E la capacità tecnica sembra essere tutto , quando è certamente importante , ma quale strumento per assecondare un profondo anelito interiore b, un po’ come avviene nell’arte. Tra le frequentissime citazioni , quelle di Julius Kugy, con il quale Mazzotti fu in corrispondenza , e dal quale trasse ispirazione . Spesso le frasi di Herr Doktor introducono i capitoli : “Della gioia da portare a casa ce n’è sempre” (Per Essenza e tecnica dell’alpinismo). “ I monti sono tanto grandi , tanto pazienti, sopportano molto” (per Potenza dell’Istinto”). Non di rado vengono sottolineate per far capire come la prospettiva sia stata ribaltata ( i monti che non sono conquistati da noi, ma ci conquistano, le “scalette”, possibilità di salita sempre offerte , che vanno privilegiate e non sprezzate). Talvolta anche chiarite , in quanto male comprese. In Alpinismo non alpinismo, Mazzotti prende in esame una frase di Rudatis : “Il classico, slavismo Kugy tradisce una aspirazione sportiva quando afferma che in una vera ascensione bisogna arrivare assolutamente sulla vetta suprema. Frase che contiene “un piccolo e fondamentale errore: per Kugy, come per ogni vero alpinista , la vetta non è una meta di ordine sportivo , bensì di ordine morale”. Quel “sentimento della vetta” che riassume in qualche modo il più complesso “sentimento dell’alpinismo”. “Per noi non è lo stile ne la tecnica di salire i monti quello che importa , bensì l’animus con cui si salgono . Siamo d’accordo con Kugy: “La riuscita , il modo come il povero uomo mortale arriva ai monti immensamente ricchi , eterni, m’è parsa sempre una cosa secondaria “. Il riferimento a Kugy (come a Rey), è frequente , del resto, in tutta la produzione di Mazzotti. Ne la Montagna presa in giro se la prende con l’ossessione per i segnavia, con accenti e parole molto simili a quelle di Onkel Julius. Corsi e ricorsi tra ‘800 e 2000, a dimostrare come certe cattive interpretazioni e storture appartengano all’alpinismo sin dai suoi albori, perché hanno la loro radice nelle umane manchevolezze.. Però mai come oggi queste vengono amplificate e contenute e i contenuti spirituali depauperati, funzionalmente ad una mercificazione difficile ad attuarsi sinchè l’alpinismo rimane nella sfera della Passione , della libertà e della gratuità.
I due libri, a chi li saprà leggere con attenzione e senza sufficienza, parleranno di formazione sentimentale, prima che di preparazione tecnica, e non di aspirazione al risultato, ma al farsi parte di una bellezza che si svela “solo a chi sente di amarla per l’odor di malga e per lo scroscio del torrente, per l’arditezza della rupe nuda, e la mollezza del pascolo sonoro; a chi ugualmente comprende la stella alpina e il ciclamino , la nuvola e il ruscello, il sasso e il filo d’erba: a chi ricava sensazioni non uguali , ma ugualmente acute, dall’arrampicata vertiginosa e dalla passeggiata nel bosco, dall’armonia delle stelle e dal suono di un campanaccio”
Introduzione alla montagna e Alpinismo e non alpinismo
Di Giuseppe Mazzotti
Nuovi Sentieri
550 pagine
Dal SITO IN ALTO.ORG
Alpinista e scrittore trevigiano, che ha lasciato un’impronta indelebile sia nel campo sportivo che in quello culturale: infatti ha ricoperto per quarant’anni la carica di dirigente dell’Ente del Turismo di Treviso, contribuendo in maniera significativa alla salvaguardia del patrimonio artistico ed architettonico di quella provincia.
In materia di alpinismo il suo palmarès vanta la prima della parete est del Cervino (1932), in compagnia di suo cugino Enzo Benedetti e delle guide del Breuil, Maurizio Bich, Luigi e Luciano Carrel e Antonio Gaspard. Si può leggere la relazione di questa avventura in uno dei più fortunati lavori letterari dello stesso Mazzotti: Grandi imprese sul Cervino (1934). Ma è soprattutto sulle Dolomiti che si è svolta la maggior parte della sua carriera di rocciatore. Le sue montagne preferite erano quelle del gruppo del Popèra, in fondo alla Valgrande, dove può vantare molte prime, vuoi assolute, vuoi per nuova via: sulla Cima Bagni, sul Campanile di Selvaplana e di Valgrande, sulla Guglia 1° e 2° di Stallata, sulla Punta del Fulmine NE di Popèra, sul Dito della Madonna del passo Sentinella e sul Campanile Colesei. Alcune di queste imprese sono compiute in compagnia della moglie, Nerina Crétier, valdostana, sorella di quell’Amilcare Crétier protagonista dell’ultima grande impresa sul Cervino (che gli fu anche fatale). La sua scalata tecnicamente più difficile resta l’apertura di una nuova via (di V e VI grado, per un’estensione di 650 m) sulla parete ovest della Cima Canali nelle Pale di San Martino (1935) assieme al suo concittadino Arturo Cappelletto.
Giuseppe Mazzotti, detto “Bepi”, è oggigiorno ricordato più sovente per i suoi meriti di scrittore di montagna: oltre al già citato volume sulla conquista del Cervino parete per parete, assai famosi sono anche “La montagna presa in giro“, (1931), una serie di quadretti premonitori dei guasti del turismo di massa; il romanzo “La grande parete” (1938) ed il volume “Montagnes valdôtaines“, la storia della vocazione alpinistica di un giovane, ispirata alla vita di suo cognato (1951; premio Saint-Vincent l’anno successivo).
Seguire il filo della sua attività di pubblicista specializzato in alpinismo è un problema non da poco conto, dato che sono una trentina le testate, non solo italiane, con le quali ha collaborato: ci piace comunque ricordare la sua partecipazione in veste di cronista del Resto del Carlino alla spedizione italiana al Cerro Aconcagua (1934), che vedeva schierati come uomini di punta i più bei nomi dell’alpinismo nostrano dell’epoca, tra i quali Renato Chabod, Gabriele Boccalatte, Piero Ghiglione e Giusto Gervasutti.
Addenda del 27 marzo 2003
Grazie alla collaborazione del nostro utente Gianatonio Furlanetto apprendiamo che Bepi Mazzotti era anche un abile ritrattista: egli infatti conserva delle opere autografate dal poliedrico talentuoso alpinista, che ritraggono il padre del sig. Furlanetto, che era amicissimo del Mazzotti. A margine si annota pure che ai due amici si aggiungeva spesso il vecchio proprietario della birreria Pedavena.
Chi è Luciano Santin
Dal Sito TELEQUATTRO.IT
Luciano Santin, nato a Pola il 27 ottobre 1946, laureato in Lettere moderne, giornalista, già componente del direttivo Assostampa del Friuli-Venezia Giulia e di quello nazionale dell’Agim (Associazione italiana giornalista di montagna).
Collaboratore di varie testate locali e nazionali (Meridiano, Messaggero Veneto, Panorama, l’Espresso, l’Europeo, Famiglia Cristiana), sin dagli anni ’90 ha curato per Telequattro una serie di approfondimenti giornalistici e di trasmissioni settimanali.
Tra gli altri, programmi o speciali di politica e costume (“Filo diretto”, “La Region per cui”, “Nostalgia del futuro”), o di carattere naturalistico e folklorico (“Andar per osmizze”, “Voglia di Carso”, “Trieste canta”).
Ha prodotto l’audiovisivo “Trieste, nascita di una città”, collaborato alla realizzazione di “Montanaia, sogno di pietra”, di “Montasio, sulla Nord del drago”, scritto alcune pubblicazioni di carattere alpinistico ed etnofolklorico (“Oscar Soravito, una vita in montagna”, “Istria comicissima”, “Trieste dall’alto”, “Canzoni istriane”).
www.escursionando.net